Radiodramma oggi.

Scritto da Graziella Brusa

Illustrazione Domenico Laghezza

Oggi parlare di podcast è la novità, in molti ci provano a comunicare solo utilizzando la voce senza il video, forse per l’evoluzione dei supporti tecnologici, forse è per la proliferazione delle piattaforme, forse è per la relativa semplicità di registrazione.

Non bisogna essere degli esperti informatici/esperti dell’audio etc., basta avere un decente microfono, un software anche gratuito, saperci smanettare un po’, ma ce la fai anche perché sulla Rete esistono tutorial di vario genere ed alcuni fatti molto bene.

Pertanto cosa manca?

In primo piano la Voce, la Dizione, la capacità di riprodurre i rumori o i suoni della natura, le musiche, meglio se originali.

Questo è il succo, ma non è tutto.

Ci vuole anche un testo.

Ovviamente che abbia un costrutto, non sia noioso, sia ben congegnato. Adatto per il podcast.

In realtà fa parte del così detto podcast quello che, già nei primi del Novecento, si chiamava Radiodramma.

Ovvero un tipo di testo teatrale scritto espressamente per la radio o il digitale.

Il radiodramma non è un audiolibro.

Bada bene, l’audiolibro è una lettura di un testo di narrativa, magari interpretato, ma comunque una lettura senza una recitazione diciamo “spinta”.

Il radiodramma si può definire come il teatro dell’invisibile, vale a dire, quel teatro che si può mettere in scena senza palcoscenico, che può “andare in onda” con o senza pandemia.

Anche quando il teatro vero e proprio rimane chiuso.

Il podcast, secondo me, comprende più tipologie narrative; dalla lettura di un libro, di una poesia, all’intervista, al monologo, all’opinione dell’influencer di turno, al teatro vero e proprio.

Devo dire che sono molto attratta da questa possibilità che può essere colta da tutti, come ho già detto, per la facilità ed economicità dei mezzi a disposizione.

Pertanto mi sono iscritta ad un corso di Radiodramma tenuto da Giancarlo Viani.

Due parole su Giancarlo; è un attore di Torino e fa parte della Compagnia teatrale DIVAGO, ma sopra cliccando sul suo nome puoi avere maggiori informazioni.

Perché tutto questo?

Mi ha sempre affascinato la voce come medium di espressione, ma questa curiosità è “scoppiata” quando ho partecipato, anni fa, ad un corso sull’uso della voce tenuto da una cantante lirica.

Non sai quante cose si possono scoprire su sé stessi attraverso essa.

Provare per credere.

Inoltre con l’espediente del mio blog ho provato a registrare audio procurandomi la tecnologia necessaria: un microfono professionale, un computer, l’applicativo gratuito Audacity.

E poi provare e riprovare, leggendo i tutorial, ascoltando cosa fanno gli altri…etc.

In questo mese di corso ci siamo dedicati sia alla storia del radiodramma che alla parte di dizione e voglio lasciarti questi link che il bravissimo Giancarlo ha indicato nel nostro programma di studio.

Se ti interessa approfondire o solo ascoltare alcuni esempi di radiodramma OPPURE ti viene voglia di iscriverti al corso Unipop ON LINE che sto frequentando.

Non si sa mai.

Per la parte di dizione eccoti alcuni suggerimenti:

Vi indico due testi di dizione se vuoi avere un manuale a portata di mano,

La pésca con la pèsca di Mario Brusa, Daniela Piazza editore

DICO BÈNE di Iginio Bonazzi, Omega edizioni

Per i corsi di dizione;

Segnalo quelli di Accademia Attori di Torino: http://www.attori.com/dizione/Diz00.htm

E poi il sito che devi tenere sempre a portata di mano, il Dizionario di Ortografia e Pronunzia della Rai: http://www.dizionario.rai.it basta scrivere una parola e avrai l’indicazione di corretta pronuncia.

Per gli esempi di radiodramma:

Segnalo il link di DANGER (del 1924, ma la registrazione è molto più recente) https://www.raiplayradio.it/audio/2020/07/Vi-Racconto-la-radio-del-02072020-Il-Radiodramma-2016fc5f-b2bd-4809-803e-fe031a2d39e1.html 

da ascoltare rigorosamente al buio, inizia al minuto 4 e 06; prima c’è una breve spiegazione sulla nascita del radiodramma utile per chi vuole conoscere di più.

segnalo il link per ascoltare “Weekend” di Walter Ruttmann, “Wochenende” nel titolo originale, del 1930: https://www.youtube.com/watch?v=SfGdlajO2EQ primo radiodramma su pellicola sonora e dalla forte idea di sperimentazione.

Segnalo “Svegliati Lys”, un testo del 1935 di Flora Rougier Manoni nella registrazione torinese del 1954: https://www.teche.rai.it/1954/03/svegliati-lys/

Nella lezione dedicata ai rumori e al Futurismo abbiamo iniziato ad ascoltare:

Maremoto, di G. Germinet, nella registrazione del 1949: https://www.ina.fr/ina-eclaire-actu/audio/p12068495/evocation-de-maremoto-de-gabriel-germinet-interview-de-l-auteur

è in francese ma fai caso all’uso dei rumori.

Bombardamento di Adrianopoli, Marinetti: https://www.youtube.com/watch?v=Vm20NF_XA48

E poi altri:

LE AVVENTURE DI TOPOLINO (Nizza Morbelli): https://www.raiplayradio.it/programmi/leavventureditopolino-radiofantasie/ 

a questo link ce ne sono diverse, potete ascoltarle con i vostri bambini.

DI NOTTE LE COSE PARLANO (Fellini):

https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/colpo-di-scena/Radioamarcord-–-Fellini-in-onda-12570187.html

OMETTINO ALLO SPECCHIO (Fellini): 

E UN UOMO VINSE LO SPAZIO (E. Giannini):

Anch’io ho iniziato a sperimentare con l’aiuto di amici molto più bravi di me come Patrizia Scintu e Chiara Baruffaldi e ti segnalo il mio primo tentativo di podcast su Spotify, su Spreaker e su altre piattaforme.

Ecco uno show per te… Poesie@inpausa

Regala una poesia per Natale, é semplice

Inoltre un mio desiderio è quello di realizzare un vero radiodramma sul testo del mio romanzo “I fantasmi di Apollonia Birot”.

Ho proposto il soggetto e la scaletta che già avevo scritto e lui mi ha risposto così:

Ciao Graziella, grazie del materiale che ho già letto. Devo dire che non è affatto male e mi pare che la giusta partenza ci sia. C’è la storia e i personaggi, da quello che leggo sembra che la strada che tu hai preso sia quella del testo teatrale e non radiofonico: esistono elementi, come il diario, che certamente sono fatti per la vista e non per il racconto di solo voce. Se è quello che vuoi (certamente un percorso più facile direi rispetto ad un testo radiofonico) ti consiglio di provare a scrivere almeno la prima scena con le battute e le note di regia e poi valutare come sta andando. Se invece la tua idea è quella di un testo per la radio allora fai leva sulle “voci”, su quei bisbigli che la protagonista sente e sostituisci il diario con un altro elemento non visivo. Tieni presente che tutto quello che succede di pratico in radio non si vede.Un ultimo consiglio: qualunque sia la tua idea (teatro o radio) prima di scrivere le battute, dille ad alta voce, come se le stessi davvero dicendo a qualcuno. Insomma, tu sai cosa vuoi dire ma dilla prima di creare la scrittura perché, sia il teatro che la radio, sono momenti di parole. Poi nel primo esiste anche l’azione ma in radio no. 
Prova a preparare comunque la prima scena così vediamo come te la cavi, la strada è comunque giusta.

Fammi sapere se ti sono piaciuti e cosa ne pensi di questo TEATRO DELL’INVISIBILE?

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